I nostri giovani fuggono all’estero come Alice nel Paese delle Meraviglie

Molte volte penso di essere un po’ come Alice nel Paese delle Meraviglie. Quando ho finito l’università non sapevo esattamente cosa fare. L’unica cosa che desideravo era semplicemente vivere perennemente la primavera e raccogliere margherite. Poi, come per magia, ho sentito l’orologio fare tic-tac e ho visto un Bianconiglio correre mentre blaterava parole senza senso. Per non perdere tempo, ho seguito quell’animale magico e ho cominciato a viaggiare. Credo che se non avessi avvertito quel fastidioso tic tac, tutte quelle belle cose che mi sono successe non sarebbero mai accadute. Grazie a quel coniglio bianco, come tanti italiani, sono andato via e mi sono perduto nel “Paese delle Meraviglie”. 

In realtà, quando mi sono avventurato “Im Wunderland”, ero purtroppo atterrato in Germania. Arrivato a Berlino e non parlando perfettamente il tedesco, il più delle volte piangevo come Alice mentre navigava nella valle delle sue stesse lacrime. Ogni volta che chiamavo casa e mi lamentavo, urlavo: “Basta, oggi me ne torno”, ma dentro di me sentivo che stavo facendo uno sbaglio. Era come se non volessi diventare grande e prendermi le mie responsabilità. In fondo, voi lo sapete meglio di me: il passaggio dall’università alla vita lavorativa – per di più all’estero – può essere un momento estremamente traumatico!

Nella valle delle mie lacrime, invece di prendere la chiave per aprire nuove porte e vedere nuovi orizzonti, mi stavo chiudendo nelle mie sicurezze, in quello che già sapevo e che fino a quel momento mi era sempre bastato. Quando ho detto basta e ho deciso di provare tutto, sono cresciuto e ho distrutto quella piccola casa che mi stava imprigionando. Ero finalmente nel “Paese delle Meraviglie”: nuovi paesaggi, una nuova lingua, tante cose che fino a quel momento non avevo mai visto prima. 

Se all’inizio del mio viaggio, “Im Wunderland” dovevo parlare tedesco, ho poi deciso di attraversare il mare e di scoprire la parte insulare di questo bellissimo regno. Da “Wunderland” sono arrivato  a “Wonderland”. Aime, quando sono approdato nella terra del mio autore preferito, Lewis Carroll, ho capito che le “vicende politiche” non sono mai cambiate. Ora, non è la Regina dei Cuori, ma i suoi  ministri a voler tagliare le teste dei cittadini, soprattutto quelle che non sono nate in questo magico regno e non parlano questa lingua “Very Wonderful”.  

Vivere a corte con la Regina di Cuori e con i suoi milord, ho capito che viaggiare non è solo un hobby o un’esigenza, ma un diritto. Prima di tutti questi viaggi, non mi interessavo minimamente di politica. Leggevo, ma a volte non capivo quello che stessi leggendo perché in fondo non l’avevo mai vissuto. Viaggiando, invece, ho iniziato a vivere sulla mia pelle situazioni folli. Mi sono imbattuto nei pregiudizi e negli stereotipi della gente comune e tra un commento e l’altro, mi sono finalmente messo nei panni degli altri. 

L’esigenza di sopravvivenza in tutti quei posti a me sconosciuti mi ha permesso di scoprire nuovi territori sia fisici che mentali. Alla fine sono arrivato a una conclusione banale, ma non scontata: intraprendere un viaggio – qualsiasi tipo di viaggio – richiede tanta forza e coraggio. 

In fondo, non si tratta solo di lasciare i propri cari, ma di perseveranza e di intraprendenza perché come diceva Albert Einstein: “È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”. Per questo sono ora qui a chiedermi/vi: “Chi siamo, noi, per fermare il viaggio di un qualsiasi essere umano?”

Lasciare, Andare, Tornare o Restare in Wonderland ?

Viaggiare non mi ha reso felice, bensì curioso. I momenti in cui dico “chi me lo fa fare” ci sono e sono tanti, ma sono davvero grato alla vita per avermi dato il coraggio di intraprendere il mio vero viaggio. Da quando mi sono aperto e ho accettato la mia creatività, chiedo perennemente al Brucaliffo in che direzione muovermi e tutte le volte trovo sempre la forza per andare avanti. Penso che questo valga un po’ per tutti, altrimenti perché il libro di Lewis Carroll non conosce epoche storiche? 

Come mi ha insegnato il Brucaliffo, bisogna semplicemente essere matti e immaginare la direzione in cui andare perché non esiste nessuna strada giusta o sbagliata quando si sceglie con il cuore. 

Pensate, quindi, che prendere e partire sia folle? No, folle è chi non ci prova affatto e si arrende al primo no. Folle è colui che giudica senza sapere. In questo caso, non parlo solo dei viaggi fisici, ma di tutte le esperienze umane e creative che gli esseri pensanti possono concepire. Non si tratta di andare, lasciare, restare o tornare, ma di essere liberi di esplorare e di andare dove si vuole andare.

Oggi come oggi, troppe regine e sovrani cattivi stanno tagliando le teste e i sogni di troppi esploratori. Tutto questo non per la felicità collettiva, ma per proteggere il potere di chi vuole sopraffare la voce degli altri. Eppure, sorseggiando tè con il cappellaio matto, ho capito che la pazzia, quella responsabile, può realmente rallegrare tutti: ministri inclusi. 

Non vi biasimo se parlare con gli sconosciuti e in diverse lingue può sembrarvi strano. Dopo un po’, però, vi renderete conto che le culture sono solo delle convenzioni e che non c’è nulla di cui avere paura. Durante il vostro viaggio capirete che la felicità non è un sorriso, ma è come navigare tra le emozioni più forti del vostro subconscio. 

Camminando lontano, imparerete a essere lo scoglio che doma le onde delle vostre emozioni e la carezza dei vostri cari che fisicamente non accarezzerà il vostro viso, ma che da lontano vi proteggerà sempre. Alla fine, prendere coscienza di tutto questo sarà la vostra conquista più bella e grazie a questo folle viaggio intrapreso, capirete di essere diventati grandi. Ah, inutile dirvelo, ma da tutte queste emozioni, imparerete a trasformarvi e a reinventarvi, capendo che per ogni fine, c’è sempre un nuovo bellissimo inizio e (bla, bla, bla…).

Il mio consiglio, quindi, è di non intraprendere nessun viaggio per ricercare la felicità. Siate semplicemente curiosi. Ognuno ha il diritto di viaggiare e di andare dove può stare bene. Andate e non abbiate paura.

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